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L’agricoltura
biologica si discosta fondamentalmente da quella chimica perché,
consapevole di non potere modificare i processi biologici ed
interferire sull’ambiente naturale senza apportare gravi
conseguenze, cerca semplicemente di favorire tali processi e di
utilizzare le risorse dell’ambiente senza per questo depauperarlo.
Ora, l’ambiente nel quale vivono le piante è costituito dal suolo
pervaso da miriadi di microrganismi che hanno il compito di
migliorarne la struttura e di renderlo accessibile alla penetrazione
dell’aria e dell’acqua, di trasformare le materie organiche facendo
da intermediari fra la terra e la pianta.
Il suolo e la pianta sono gli unici organismi in grado di provocare
lo spostamento delle sostanze minerali senza turbare l’equilibrio
minerale e biologico. Sembra quindi assurdo che ci si possa illudere
di sostituire il nutrimento organico completo con quello artificiale
squilibrato. L’unica cosa che ci si può permettere è di apportare,
per una valida integrazione, elementi minerali non sotto forma di
sali solubili, ma di rocce micronizzate in quanto contengono
particolari elementi non dilavabili indispensabili allo sviluppo e
alla produzione delle piante.
Le sostanze minerali naturali micronizzate come ad esempio, le
fosforiti, restano nel terreno legate alle sostanze vitali e quindi
costituiscono un nutrimento a disposizione della pianta in qualsiasi
momento.
E’ facile capire che solo questa complessa interdipendenza di
fattori organici ed inorganici può garantire un perfetto sviluppo
delle piante.
Le più avanzate ricerche sulla fertilità del suolo concordando nel
dimostrare che essa è di natura biologica o meglio microbiologica,
quindi strettamente legata alla presenza di humus, invece la
somministrazione dei fertilizzanti chimici abbassa fortemente
l’attività dei microrganismi e di conseguenza determina la sterilità
del suolo.
Le contraddizioni evidenti fra ciò che l’agronomia ufficiale ha
finora sostenuto e ciò che nella realtà si svolge autorizzano a dire
che la teoria della nutrizione chimica delle piante è, per lo
meno, unilaterale.
Al riguardo Peglion
afferma che “i tentativi di sostituire ai vecchi sistemi
colturali, basati sull’uso del letame, i nuovi metodi basati
esclusivamente su concimi chimici hanno portato in alcuni casi a
risultati addirittura disastrosi”.
Arnaudi asserisce: “se nel passato è stato creduto da taluno che
le concimazioni chimiche potessero sostituire le letamazioni, oggi
nessuno mette in dubbio la fondamentale importanza delle
concimazioni organiche, che restano ancora la vera base della
fertilità. I concimi chimici rappresentano un complemento”.
Secondo Verona: “uno dei più grandi problemi della microbiologia
del suolo rimane quello legato al mantenimento e al potenziamento
della fertilità biologica, quel tipo di fertilità che tutti gli
agronomi ritengono ormai fondamentale ai fini produttivi sia
quantitativi che qualitativi.”
Appare chiaro da queste affermazioni che la qualità degli alimenti
vegetali è in diretto rapporto con il tipo di fertilizzazione fatta
al terreno. La nostra salute, quindi, è tributaria dell’agricoltura
la quale deve attuare tecniche e mezzi che tengano conto della
sanità del suolo e della sanità e qualità del vegetale coltivato.
Lo scopo primario cui tende l’agricoltura biologica è di portare
il terreno ad uno stadio di equilibrio ottimale e di mantenervelo
attraverso una serie di tecniche appositamente studiate per
promuovere l’attività biologica del suolo, arricchirlo di
minerali naturali non dilavabili e di mantenere una struttura
favorevole alle coltivazioni.
Le principali tecniche sono: la fertilizzazione, la lavorazione
del suolo, le rotazioni e le consociazioni.
La fertilizzazione è volta a nutrire non le piante direttamente, ma
i microrganismi del suolo, i quali elaborano e forniscono alle
piante tutte le sostanze necessarie al loro sviluppo.
La fertilizzazione biologica si basa principalmente sull’apporto di
humus integrato. La tecnica per ottenere dell’ottimo humus completo
consiste nel compostare la materia organica in speciali cumuli
integrando i vari strati con diversi elementi minerali micronizzati
indispensabili alla vita dei microrganismi e delle piante coltivate.
Altro aspetto della fertilizzazione è il compostaggio di superficie
che consiste nell’apportare direttamente sul terreno tutto il
materiale organico e di arricchirlo con i minerali micronizzati in
rapporti di equilibrio.
Il concime verde consiste nel tagliare le piante erbacee spontanee o
appositamente coltivate e lasciarle sul posto a decomporsi
lentamente, aventi funzione di pacciamatura. Anche queste vanno
integrate con i minerali micronizzati in rapporti di equilibrio.
La lavorazione del suolo mira a rimuovere superficialmente le zolle
senza rivoltarle per non interrare lo strato di cui si svolge la
vita microbica.
Le comuni arature alterano la posizione dei vari strati portando in
profondità quello fertile che viene a trovarsi in ambiente
asfittico, mentre quello povero viene portato in superficie e poi
concimato chimicamente.
Gli interventi meccanici, in generale, vanno limitati a quelli più
importanti (fresatura, zappettatura, ecc.) in quanto consentono un
notevole vantaggio biologico ed economico.
La rotazione ha lo scopo di alternare determinate culture con altre
che per le loro caratteristiche agronomiche hanno la proprietà di
migliorare la struttura e la fertilità del terreno coltivato.
La consociazione di due o più piante sullo stesso terreno è una
pratica che dà validi risultati in quanto le piante consociate si
aiutano vicendevolmente nella crescita attraverso un interscambio di
sostanze nutritive e reciprocamente stimolanti, inoltre si
proteggono con la produzione di sostanze repellenti o nocive ai
parassiti che infestano le colture.
L’agricoltura biologica, applicata secondo rapporti di equilibrio
nutrizionale risulta di notevole vantaggio per la difesa delle
piante. La resistenza alle malattie e ai parassiti, infatti, dipende
dall’equilibrio biologico all’interno dei tessuti che impedisce al
parassita la sua azione dannosa.
Dalle affermazioni di molti studiosi del problema e dalle esperienze
condotte per diversi anni in aziende agricole biologiche risulta che
le piante coltivate secondo i rapporti di equilibrio esaltano i loro
poteri naturali di difesa. Tale facoltà di resistenza, del resto, è
caratteristica comune a tutti gli esseri viventi che si sviluppano
conformemente alle leggi della natura.
Talora l’uomo deve pure intervenire nel limitare l’azione dei
fitofagi che distruggono le colture mediante l’impiego di preparati
innocui verso l’operatore ed il consumatore e nel contempo altamente
efficaci nel ridurre od annullare la popolazione dei parassiti.
Altro mezzo valido è la lotta biologica che favorisce od
applica particolari entomofagi che, in rapporto ai cicli
vitali, controllano la presenza di parassiti fino ad eliminare la
loro azione dannosa sulle colture.
Al riguardo non mancano esempi significativi nel campo della lotta
biologica condotta con grande successo sia all’estero che in Italia.
La strada è già
tracciata, si tratta solo di far pervenire una documentata
informazione sia ai tecnici che agli agricoltori per l’applicazione
pratica nel rispetto dei rapporti bioecologici.
In conclusione, l’agricoltura biologica applicata nel rispetto degli
equilibri biologici e dell’impiego dei preparati umominerali
completi consente di conservare la fertilità del suolo e di
assicurare produzioni abbondanti e rispondenti a mantenere sano lo
stato di salute dell’uomo e degli animali.


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