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ENCICLOPEDIA delle DISCIPLINE BIONATURALI
e MEDICINE COMPLEMENTARI

- OMEOPATIA  -


 

   

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OMEOPATIA

 
   

 

 

L’Omeopatia nasce all’inizio dell’Ottocento ad opera del medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843). Hahnemann verificò in prima persona l’effetto della china per sperimentare la legge dei simili, già citata nelle opere del Corpus Ippocraticum nella scuola di Cos.

Il termine deriva dal greco e indica: omeo (stesso) e pathos (malattia), ovvero il simile cura il simile, significando che per curare una malattia bisogna ricorrere all’elemento che è in grado di causarla.

Per quanto riguarda le osservazioni a riguardo della china, Hahnemann lesse che coloro che lavoravano la corteccia di china, presentavano dei sintomi uguali a quelli della malaria, che come si sa, veniva curata con la china.

Un altro esempio riferito alla legge dei simili è quello della cantaride, che se usata in dose allopatica provoca infiammazioni alla vescica, mentre in dosi infinitesimali le cura.

Inoltre Hahnemann evidenziò come vi sia una data predisposizione per alcune malattie. Questa tendenza interna venne chiamata diatesi, e rappresenta l’indirizzo patologico verso il quale ogni individuo è più predisposto. Le diatesi indicano il “terreno” che Hahnemann suddivise in psora, lue e sicosi.

Nel 1811 Hahnemann pubblicò l’Organon: l’approccio alla malattia veniva considerato quale espressione dello squilibrio dell’energia vitale; in tale testo sono contenuti 291 paragrafi nei quali veniva esposta la dottrina omeopatica. L’interpretazione di alcuni di questi paragrafi ha dato vita a tre scuole di metodo della prescrizione omeopatica.

 

Le scuole

  1. L’Unicismo; Kent (1849-1976) quale autorevole successore di Hahnemann, scrisse tre opere fondamentali: La Materia Medica, Il Repertorio della Materia Medica, Lezioni di Omeopatia. Nei suoi scritti viene insegnato che per ogni malato bisogna prescrivere un preciso rimedio, come per ogni serratura vi è una corrispondente chiave. Il rimedio deve essere somministrato in una sola dose, e non verrà ripetuto sin quando l’effetto terapeutico non sarà esaurito.

  2. Il Pluralismo; legato alla scuola francese, permette di somministrare più di un rimedio anche nella stessa giornata, purché in tempi diversi. L’esponente più importante del pluralismo omeopatico fu il francese Leon Vannier. Questa scuola semplifica la ricerca dei rimedi, riferendosi alla Costituzione del paziente. Secondo il costituzionismo della scuola Pluralista classica, gli individui sono caratterizzati da tre costituzioni morfologiche: la costituzione carbonica o carbocalcica, quella fosforica o fosfocalcica, e quella fluorica o fluorocalcica. Il metodo della diagnosi e della cura si basa sull’analisi di tali costituzioni.

  3. Il Complessismo; permette l’associazione di più rimedi contemporaneamente presenti nello stesso farmaco. Molto simile all’indirizzo allopatico, segnala i rimedi formulati a priori per curare sindromi o malattie specifiche.

 

La preparazione del rimedio

Tutte le scuole si basano sul principio dell’infinitesimo, che assieme alla legge dei simili rappresenta il baluardo ideologico dell’omeopatia.

Il rimedio di origine vegetale, animale o minerale, viene prodotto sotto forma di preparato espressamente titolato, come le Tinture Madri che devono contenere un decimo della pianta utilizzata. Successivamente si eseguono delle diluizioni in un rapporto di 1:10 (diluizione decimale DH) o di 1:100 (diluizione centesimale CH), il cui numero ne definisce il grado.

Affinché nel diluente avvenga l’incremento dell’energia relativa al rimedio, bisogna sottoporre alla dinamizzazione il preparato (succussione).

Con la dinamizzazione, grazie all’ energia cinetica, il solvente acquista le caratteristiche energetiche della sostanza in esso diluita. Ecco perchè più il rimedio è diluito, più aumenta l’efficacia (potenza).

Oggi vi sono diverse ipotesi scientifiche sulle reazioni fisico-chimiche che spiegano la validità dei preparati omeopatici.

Le formulazioni si presentano in gocce, fiale, compresse, granuli e globuli. Va ricordato che l’omeopatia pur non essendo una metodica tradizionale, per la sua recente acquisizione, condivide con questa tutte le caratteristiche salienti: è una pratica di stimolo verso il recupero dell’equilibrio, è energetica e non materiale, i rimedi sono reperibili in natura, è priva di effetti collaterali. Inoltre l’omeopatia si occupa prima di ogni altra cosa delle persone e non del sintomo. Si persegue, così, il modo ippocratico “Primum non nuocere”, in modo che l’organismo possa riacquistare e mantenere le capacità di omeostasi naturale.

  

           

 

 

 
     

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