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A.E.ME.TRA.

UNIVERSITÀ

POPOLARE

 

 

Via Pinelli 95/D - Torino

 

tel/fax

011.437.56.69

cell. 339.6501448

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Una conferenza del ciclo Educazione alla salute 2010

 

 

 

 

 
 

 

OSTENSIONE della SACRA SINDONE di Torino

 
   

 

 

In occasione dell'Ostensione 2010

della Sacra Sindone,

l'UNIVERSITÀ POPOLARE

A.E.ME.TRA. offre

 

CONFERENZE GRATUITE

e la sezione POSTER

 

rassegna iconografica

sulle immagini della Sindone

 

 

 

 

LUNEDÌ 26 APRILE 2010 - Educazione alla Salute

 

OSTENSIONE DELLA SINDONE

Scienza e fede a confronto

 

 

Relatore Dott. Massimo CENTINI

Laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, con una tesi in Antropologia criminale. Ha scritto numerosi saggi con case editrici nazionali e straniere. Ha lavorato a contratto con Università e Musei italiani e stranieri.

 

ore 20.30-22.30

Via Pinelli 95/D - Torino

ingresso libero

MARTEDI' 27 APRILE 2010 - Focus

 

OLTRE LA SINDONE

Si può vivere una spiritualità autentica senza supporto di icone ?

Il significato della Sindone, in chiave psicologia, antropologica, sociologica e spirituale

 

 

Relatore Dott. Giancarlo FARINA

presidente e direttore della Società Biblica di Ginevra in Italia, co-fondatore di LETTERAELLE, agenzia editoriale e letteraria, editore di testi sacri e di libri sul  cristianesimo, esperto in storia delle Religioni.

 

ore 17.00-18.30

Via Pinelli 95/D - Torino

ingresso libero

MARTEDI' 27 APRILE 2010 - Conferenza

 

I PERCHÉ DELLA SINDONE

Tra fede ed ermetismo

 

 Relatore Dott. Valerio SANFO

sociologo sanitario, pedagogista, consulente in scienze sociali, erborista diplomato. Esperto in Fisiologie Tradizionali ed Etnobotanica; scrittore. Fondatore e Presidente Nazionale dell’Associazione Europea di Medicine Tradizionali A.E.ME.TRA.

 

ore 20.15-22.15

Via Pinelli 95/D - Torino

ingresso libero


 

Leggi "PERCHÈ LA SINDONE" di Valerio Sanfo

 

 

 

 

INGRESSO GRATUITO

E' consigliabile la prenotazione telefonica al numero 011.4375669


 

 

  

SEDE DEGLI INCONTRI E ORGANIZZAZIONE :

Università Popolare A.E.ME.TRA.

Associazione Europea di Medicine Tradizionali

 

Via Pinelli 95/D - Torino

 

Coordinamento dott. Valerio Sanfo

Segreteria organizzativa dott.ssa Sonia Ricci


 

PERCHÈ LA SINDONE

di Valerio Sanfo

 

tratto dal libro

"Il Mistero della Risurrezione - Pasqua segreta"

Quanto si è scritto e detto sulla Sacra Sindone, fiumi di inchiostro versato per dimostrarne l’autenticità o per confutarne l’origine !

La domanda che dobbiamo porci, non è se il sudario abbia veramente avvolto il corpo di Cristo, o se invece sia un ingegnoso falso; è un dato di fatto che socialmente esso è un oggetto del quale si fa un gran parlare, ovvero una realtà sociale tangibile che ha coinvolto milioni di persone.

Vi è una realtà indiscutibile, ed è che la Sindone (vera o falsa), esiste ed è oggetto di culto dei cattolici.

Ora sposiamo il modello filosofico teologico del causalismo, che afferma che nulla avviene a caso e che vi è sempre un legame tra causa ed effetto (prima e dopo), e che quest’ultimo contiene caratteristiche peculiari della causa. Ebbene nel causalismo il fatto che esista un oggetto venerato dagli appartenenti ad una religione, non può collocarsi nel caso (casualismo).

Un consenso sociale così ampio produce una realtà collettiva ineluttabile: i fatti sociali sono cose.

Emile Durkheim (1858-1917), tratta la società come portatrice di una coscienza collettiva, assegnando all’insieme delle credenze comuni un valore prioritario: l’individuo nasce dalla società e non la società dagli individui.

Assegnare ad un documento storico quale la Sindone una valenza trascendente una ideazione risultante dalla stessa forma psichica della collettività; tale processo in ermetismo viene chiamato formazione di un eggregore.

L’eggregore sarebbe un essere vivente immateriale, un vero polipsichismo, dotato di caratteristiche personali come una immensa persona, priva però del corpo fisico.

Non si tratterebbe di un costrutto mentale collettivo, ovvero di schizofrenia di massa, ma di un vero essere vivente, alimentato dai componenti sociali aderenti.

Nella Bibbia vengono chiamati “giganti” e Davide riesce ad eliminarne uno di nome Golia.

Per dirla secondo Durkheim, la coscienza sociale nasce dall’eggregore e non viceversa; mentre l’eggregore (idea collettiva) si nutre degli psichismi degli attori sociali aderenti.

Certo, diventa facile rintracciare il pensiero platonico, con il “mondo delle idee”. Per Platone gli oggetti della conoscenza sono le idee, quali enti o sostanze; l’essere in sé è l’idea.

È con le idee che si giudicano i fatti sensibili ed esse sono la causa di tutte le cose naturali.

L’idea o eggregore o polipsichismo con un nome che lo identifica, quale la Sindone, e anche se venisse dimostrato scientificamente che il Sudario custodito a Torino fosse un falso, ciò non cambierebbe assolutamente nulla. Il pensiero forma collettivo rimarrebbe invariato, anzi si rafforzerebbe a causa del gran parlare che ne seguirebbe.

Qualcuno potrebbe obiettare che verrebbe a meno l’adesione al cristianesimo, io controbatterei dicendo che se la fede dovesse basarsi su un lenzuolo, ciò sarebbe veramente deplorevole.

L’evento cristico non ha nulla da spartire con il documento della Sindone; è tutt’altro ed il suo valore incommensurabile non necessita di alcuna prova scientifica. Il cristianesimo è una realtà sociale indiscutibile, attaccabile e modificabile ma non sicuramente riducibile ad una diatriba circa un sacro lenzuolo.

Intendo affermare che dimostrare la veridicità o falsità dell’oggetto Sindone, non comporta alcun cambiamento ideologico, fideistico e teologico. La diatriba si svolge su di un piano scientifico, archeologico, storico, ma non sul piano religioso.

Anche spostando la trattazione sul piano ermeneutico, non cambia nulla, così la disamina letterale della narrazione contenuta nei vangeli canonici, non è detto che assicuri che il Cristo fosse stato avvolto proprio in un lenzuolo. I tre sinottici riportano diversamente l’accaduto e solo in Matteo si può rintracciare il termine “sindone”: “Giuseppe quindi, preso il corpo l’avvolse in una sindone pulita e lo depose nel proprio sepolcro, che da poco aveva scavato nella roccia. Rotolò una grossa pietra all’entrata del sepolcro e se ne andò” (Mt. 27-59-60).

Mentre in Marco leggiamo “[…] Giuseppe, il quale comprato un panno di lino, fece deporre Gesù, lo avvolse col panno di lino e lo pose in un sepolcro nella roccia” (Mr.15,46).

In Luca: “Lo depose dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro” (Lc. 23,53).

I tre sinottici concordano sul fatto che il corpo di Gesù venne avvolto in un panno di lino (sindone, panno, lenzuolo). Ma all’ingresso dei testimoni, dopo la Risurrezione, non si trovano più tracce di tale panno e solo in Giovanni viene menzionato quello che potrebbe essere il panno di lino: “Arrivò poi anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro; vide la benda e il sudario che era sopra il corpo; esso non stava assieme alla benda, ma ripiegato in un angolo” (Giov. 20,6).

Giovanni, prima ancora aveva descritto: “presero dunque il corpo di Gesù e lo avvolsero con bende assieme agli aromi, secondo le usanze dei giudei” (19,40).

Egli parla di bende e non di un panno di lino. Solo dopo la Risurrezione Giovanni menziona il sudario, sottolineando come esso non stesse assieme alle bende, dimostrando quindi di non confondere le bende con il sudario.

Possiamo quindi dedurre che bende e sudario indicassero, oltre che oggetti fisici, anche significati diversi. Perché nei tre sinottici non viene detto che fu avvolto nelle bende? Forse il mistero può dissiparsi in Luca, dal momento che prima viene scritto: “lo avvolse in lenzuolo” e poi al sepolcro Pietro “Guardò e vide solo le bende”.

Ma allora era stato avvolto nel lenzuolo o nelle bende ?

Tra l’altro, con il termine “sudario”, si intende un telo utilizzato per coprire il capo del defunto e non un lenzuolo che lo avvolge completamente. Ricordiamo anche che la Chiesa Cattolica venera il “Sudario di Oviedo” in Spagna. Tale sudario avrebbe avvolto il capo di Gesù dopo la sua morte e riporta impresse delle macchie di sangue (non il volto).

Ovviamente diviene più accettabile che tale sudario sia quello menzionato da Giovanni, ma se l’apostolo ricorre a rappresentazioni simboliche, anche il sudario di Oviedo assume valenze simili a quelle della Sindone.

O forse gli evangelisti hanno usato un linguaggio figurato per indicare tutt’altro?

Quelle che appaiono quali contraddizioni e differenti descrizioni dell’evento, racchiuderebbero ragguardevoli informazioni indirizzate ai piani spirituali.

Giovanni, con il termine “sudario che era sopra il capo”, poteva anche intendere una allegoria, un simbolismo che nel linguaggio ermetico (tanto caro a Giovanni), indica aspetti di alto valore spirituale.

Nel capitolo riferito al Sepolcro, ho provato a interpretare tali simbolismi, e non è detto che io ci sia riuscito.

È impossibile trovare delle spiegazioni letterarie nel l’interpretazione dei passi riferibili alla Sindone, ma è certo che non si può affermare, ad esempio, che Luca usasse i termini “lenzuolo” e “bende” quali sinonimi, perché altrimenti tutte le Sacre Scritture perderebbero il valore ermeneutico.

Di ciò che avvenne delle bende, del lenzuolo e del sudario, ammettendo che fossero veramente oggetti materiali, non si sa nulla, e solo nel 944 d.C. un generale bizantino di nome Giovanni Curcuas recuperò una pregiata reliquia, il “Mandilion”, che si diceva riportasse impresso il volto di Cristo.

Da allora si scrissero e si raccontarono storie e leggende non documentate, sino a quando, nel 1353, riapparve la Sindone a Lirey, nelle mani di Geoffroy de Charny, e da quel momento la Sindone divenne storia, riportata da numerosi testi.

Tutto ciò non ci interessa più, essendo il presente lavoro rivolto non alla storia, ma alla ricerca, forse fantasiosa, di segni trascendenti.

L’enigma dell’autenticità della Sindone ha arrovellato la mente di numerosi scienziati, giunti a conclusioni diverse tra loro. Anche la datazione al carbonio che viene decantata quale metodo affidabile, non ha chiarito quanto sia antica la Sindone.

Nel 1988 i media diffusero i risultati ottenuti con l’isotopo 14 affermando che il lenzuolo è databile verso il 1200-1300, insomma risalirebbe al Medio Evo.

Comunque il caso rimase aperto e nel 2005 vennero contestati gli esami precedenti.

Tra le varie confutazioni la più curiosa è che la Sindone riporti il volto di Leonardo da Vinci, il quale, volendosi prendere gioco dei posteri, avrebbe adottato una particolare tecnica pittorica rimasta segreta, inserendo (nel falso) il suo autoritratto.

L’ipotesi più fantascientifica (a mio giudizio la più accettabile) è a carico del professore Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova, che nel 2008, effettuò degli studi basandosi sulla peculiarità della doppia superficialità dell’immagine sul telo di lino. Sezionando il tessuto, notò la mancanza di segni nella parte sezionata, ovvero l’immagine è presente sui due lati e non nella zona mediana (interna) del telo; da ciò dedusse che i segni lasciati potessero essere stati causati dall’effetto corona (un effetto tipico delle scariche elettriche) che si generò da una esplosione di plasma.

Il corpo di Cristo si sarebbe trasformato in energia (forse radiazioni gamma), ed è durante tale smaterializzazione che si sarebbe provocata l’impronta sul lenzuolo.

Si presume che il lenzuolo sia stato steso sul sepolcro e su questo adagiato il corpo, e l’altra metà del lenzuolo adagiata sul corpo (zona ventrale). Dagli esami medici effettuati sui campioni di tessuto del lenzuolo, pare che il corpo sia rimasto adagiato per circa 40 ore. Tra l’altro non si riscontrano sbavature dell’impronta, il che assicura che la salma non è stata rimossa.

Allora il corpo dov’è finito? Ecco avallata l’ipotesi della smaterializzazione, che trasformò il corpo fisico del Cristo in “corpo di luce”.

Quest’ultima e recente ipotesi scientifica è quella che più si sposa con le interpretazioni ermetiche dei Vangeli, che sostengono che il corpo fisico del Cristo si sia smaterializzato, divenendo pura energia, o meglio “puro spirito”.

Duemila anni orsono non era tecnologicamente possibile trasformare la materia in energia; l’equivalenza di Einstein E = m · v2 non si conosceva, ma spiritualmente è sempre stata effettuabile l’inversione della materia in energia e di quest’ultima in materia.

Tra scienza e religione non vi è incompatibilità, esse sono su due diversi piani di osservazione; così nei Vangeli canonici risulta che fu usato un panno per avvolgere il capo e un lenzuolo o delle bende per avvolgere il corpo; mentre la Sindone presenta l’impronta di un corpo completo.

Tale (apparente) contraddizione non vanifica la veridicità né dei Vangeli né della Sindone; semmai corrobora l’attendibilità che nei Vangeli si ricorre ad un linguaggio simbolico.

La Sindone non è un oggetto, ed è molto più di un prezioso documento. Essa è un Evento accaduto duemila anni fa, ancora in atto, e non ancora compreso: un ologramma quantico il cui autore rimarrà sconosciuto fin quando l’umanità non smetterà di occuparsi dell’oggetto (l’impronta) e si rivolgerà al soggetto.

Non serve guardare la stampella di un ex voto per credere ai miracoli, così come non serve una reliquia eccellente, seppur sicuramente autentica, per credere in Cristo.

La fede è tutt’altra cosa.

 

L’uomo è giustificato mediante la fede,

senza le opere della legge […] Perciò

l’eredità è per fede, affinché sia per grazia

Romani 3:28, 4:16

 

     

 


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