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PERCHÈ LA SINDONE
di Valerio Sanfo
tratto
dal libro
"Il Mistero della Risurrezione
- Pasqua segreta"
Quanto si è scritto e detto sulla
Sacra Sindone, fiumi di inchiostro versato per dimostrarne
l’autenticità o per confutarne l’origine !
La domanda che dobbiamo porci, non è
se il sudario abbia veramente avvolto il corpo di Cristo, o se
invece sia un ingegnoso falso; è un dato di fatto che socialmente
esso è un oggetto del quale si fa un gran parlare, ovvero una realtà
sociale tangibile che ha coinvolto milioni di persone.
Vi è una realtà indiscutibile, ed è
che la Sindone (vera o falsa), esiste ed è oggetto di culto dei
cattolici.
Ora sposiamo il modello filosofico
teologico del causalismo, che afferma che nulla avviene a caso e che
vi è sempre un legame tra causa ed effetto (prima e dopo), e che
quest’ultimo contiene caratteristiche peculiari della causa. Ebbene
nel causalismo il fatto che esista un oggetto venerato dagli
appartenenti ad una religione, non può collocarsi nel caso
(casualismo).
Un consenso sociale così ampio
produce una realtà collettiva ineluttabile: i fatti sociali sono
cose.
Emile Durkheim (1858-1917), tratta la
società come portatrice di una coscienza collettiva, assegnando
all’insieme delle credenze comuni un valore prioritario: l’individuo
nasce dalla società e non la società dagli individui.
Assegnare ad un documento storico
quale la Sindone una valenza trascendente una ideazione risultante
dalla stessa forma psichica della collettività; tale processo in
ermetismo viene chiamato formazione di un eggregore.
L’eggregore sarebbe un essere vivente
immateriale, un vero polipsichismo, dotato di caratteristiche
personali come una immensa persona, priva però del corpo fisico.
Non si tratterebbe di un costrutto
mentale collettivo, ovvero di schizofrenia di massa, ma di un vero
essere vivente, alimentato dai componenti sociali aderenti.
Nella Bibbia vengono chiamati
“giganti” e Davide riesce ad eliminarne uno di nome Golia.
Per dirla secondo Durkheim, la
coscienza sociale nasce dall’eggregore e non viceversa; mentre
l’eggregore (idea collettiva) si nutre degli psichismi degli attori
sociali aderenti.
Certo, diventa facile rintracciare il
pensiero platonico, con il “mondo delle idee”. Per Platone gli
oggetti della conoscenza sono le idee, quali enti o sostanze;
l’essere in sé è l’idea.
È con le idee che si giudicano i
fatti sensibili ed esse sono la causa di tutte le cose naturali.
L’idea o eggregore o polipsichismo
con un nome che lo identifica, quale la Sindone, e anche se venisse
dimostrato scientificamente che il Sudario custodito a Torino fosse
un falso, ciò non cambierebbe assolutamente nulla. Il pensiero forma
collettivo rimarrebbe invariato, anzi si rafforzerebbe a causa del
gran parlare che ne seguirebbe.
Qualcuno potrebbe obiettare che
verrebbe a meno l’adesione al cristianesimo, io controbatterei
dicendo che se la fede dovesse basarsi su un lenzuolo, ciò sarebbe
veramente deplorevole.
L’evento cristico non ha nulla da
spartire con il documento della Sindone; è tutt’altro ed il suo
valore incommensurabile non necessita di alcuna prova scientifica.
Il cristianesimo è una realtà sociale indiscutibile, attaccabile e
modificabile ma non sicuramente riducibile ad una diatriba circa un
sacro lenzuolo.
Intendo affermare che dimostrare la
veridicità o falsità dell’oggetto Sindone, non comporta alcun
cambiamento ideologico, fideistico e teologico. La diatriba si
svolge su di un piano scientifico, archeologico, storico, ma non sul
piano religioso.
Anche spostando la trattazione sul
piano ermeneutico, non cambia nulla, così la disamina letterale
della narrazione contenuta nei vangeli canonici, non è detto che
assicuri che il Cristo fosse stato avvolto proprio in un lenzuolo. I
tre sinottici riportano diversamente l’accaduto e solo in Matteo si
può rintracciare il termine “sindone”: “Giuseppe quindi, preso il
corpo l’avvolse in una sindone pulita e lo depose nel proprio
sepolcro, che da poco aveva scavato nella roccia. Rotolò una grossa
pietra all’entrata del sepolcro e se ne andò” (Mt. 27-59-60).
Mentre in Marco leggiamo “[…]
Giuseppe, il quale comprato un panno di lino, fece deporre Gesù, lo
avvolse col panno di lino e lo pose in un sepolcro nella roccia”
(Mr.15,46).
In Luca: “Lo depose dalla croce, lo
avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro” (Lc. 23,53).
I tre sinottici concordano sul fatto
che il corpo di Gesù venne avvolto in un panno di lino (sindone,
panno, lenzuolo). Ma all’ingresso dei testimoni, dopo la
Risurrezione, non si trovano più tracce di tale panno e solo in
Giovanni viene menzionato quello che potrebbe essere il panno di
lino: “Arrivò poi anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel
sepolcro; vide la benda e il sudario che era sopra il corpo; esso
non stava assieme alla benda, ma ripiegato in un angolo” (Giov.
20,6).
Giovanni, prima ancora aveva
descritto: “presero dunque il corpo di Gesù e lo avvolsero con bende
assieme agli aromi, secondo le usanze dei giudei” (19,40).
Egli parla di bende e non di un panno
di lino. Solo dopo la Risurrezione Giovanni menziona il sudario,
sottolineando come esso non stesse assieme alle bende, dimostrando
quindi di non confondere le bende con il sudario.
Possiamo quindi dedurre che bende e
sudario indicassero, oltre che oggetti fisici, anche significati
diversi. Perché nei tre sinottici non viene detto che fu avvolto
nelle bende? Forse il mistero può dissiparsi in Luca, dal momento
che prima viene scritto: “lo avvolse in lenzuolo” e poi al sepolcro
Pietro “Guardò e vide solo le bende”.
Ma allora era stato avvolto nel
lenzuolo o nelle bende ?
Tra l’altro, con il termine
“sudario”, si intende un telo utilizzato per coprire il capo del
defunto e non un lenzuolo che lo avvolge completamente. Ricordiamo
anche che la Chiesa Cattolica venera il “Sudario di Oviedo” in
Spagna. Tale sudario avrebbe avvolto il capo di Gesù dopo la sua
morte e riporta impresse delle macchie di sangue (non il volto).
Ovviamente diviene più accettabile
che tale sudario sia quello menzionato da Giovanni, ma se l’apostolo
ricorre a rappresentazioni simboliche, anche il sudario di Oviedo
assume valenze simili a quelle della Sindone.
O forse gli evangelisti hanno usato
un linguaggio figurato per indicare tutt’altro?
Quelle che appaiono quali
contraddizioni e differenti descrizioni dell’evento,
racchiuderebbero ragguardevoli informazioni indirizzate ai piani
spirituali.
Giovanni, con il termine “sudario che
era sopra il capo”, poteva anche intendere una allegoria, un
simbolismo che nel linguaggio ermetico (tanto caro a Giovanni),
indica aspetti di alto valore spirituale.
Nel capitolo riferito al Sepolcro, ho
provato a interpretare tali simbolismi, e non è detto che io ci sia
riuscito.
È impossibile trovare delle
spiegazioni letterarie nel l’interpretazione dei passi riferibili
alla Sindone, ma è certo che non si può affermare, ad esempio, che
Luca usasse i termini “lenzuolo” e “bende” quali sinonimi, perché
altrimenti tutte le Sacre Scritture perderebbero il valore
ermeneutico.
Di ciò che avvenne delle bende, del
lenzuolo e del sudario, ammettendo che fossero veramente oggetti
materiali, non si sa nulla, e solo nel 944 d.C. un generale
bizantino di nome Giovanni Curcuas recuperò una pregiata reliquia,
il “Mandilion”, che si diceva riportasse impresso il volto di
Cristo.
Da allora si scrissero e si
raccontarono storie e leggende non documentate, sino a quando, nel
1353, riapparve la Sindone a Lirey, nelle mani di Geoffroy de Charny,
e da quel momento la Sindone divenne storia, riportata da numerosi
testi.
Tutto ciò non ci interessa più,
essendo il presente lavoro rivolto non alla storia, ma alla ricerca,
forse fantasiosa, di segni trascendenti.
L’enigma dell’autenticità della
Sindone ha arrovellato la mente di numerosi scienziati, giunti a
conclusioni diverse tra loro. Anche la datazione al carbonio che
viene decantata quale metodo affidabile, non ha chiarito quanto sia
antica la Sindone.
Nel 1988 i media diffusero i
risultati ottenuti con l’isotopo 14 affermando che il lenzuolo è
databile verso il 1200-1300, insomma risalirebbe al Medio Evo.
Comunque il caso rimase aperto e nel
2005 vennero contestati gli esami precedenti.
Tra le varie confutazioni la più
curiosa è che la Sindone riporti il volto di Leonardo da Vinci, il
quale, volendosi prendere gioco dei posteri, avrebbe adottato una
particolare tecnica pittorica rimasta segreta, inserendo (nel falso)
il suo autoritratto.
L’ipotesi più fantascientifica (a mio
giudizio la più accettabile) è a carico del professore Giulio Fanti,
docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova,
che nel 2008, effettuò degli studi basandosi sulla peculiarità della
doppia superficialità dell’immagine sul telo di lino. Sezionando il
tessuto, notò la mancanza di segni nella parte sezionata, ovvero
l’immagine è presente sui due lati e non nella zona mediana
(interna) del telo; da ciò dedusse che i segni lasciati potessero
essere stati causati dall’effetto corona (un effetto tipico delle
scariche elettriche) che si generò da una esplosione di plasma.
Il corpo di Cristo si sarebbe
trasformato in energia (forse radiazioni gamma), ed è durante tale
smaterializzazione che si sarebbe provocata l’impronta sul lenzuolo.
Si presume che il lenzuolo sia stato
steso sul sepolcro e su questo adagiato il corpo, e l’altra metà del
lenzuolo adagiata sul corpo (zona ventrale). Dagli esami medici
effettuati sui campioni di tessuto del lenzuolo, pare che il corpo
sia rimasto adagiato per circa 40 ore. Tra l’altro non si
riscontrano sbavature dell’impronta, il che assicura che la salma
non è stata rimossa.
Allora il corpo dov’è finito? Ecco
avallata l’ipotesi della smaterializzazione, che trasformò il corpo
fisico del Cristo in “corpo di luce”.
Quest’ultima e recente ipotesi
scientifica è quella che più si sposa con le interpretazioni
ermetiche dei Vangeli, che sostengono che il corpo fisico del Cristo
si sia smaterializzato, divenendo pura energia, o meglio “puro
spirito”.
Duemila anni orsono non era
tecnologicamente possibile trasformare la materia in energia;
l’equivalenza di Einstein E = m · v2 non si conosceva, ma
spiritualmente è sempre stata effettuabile l’inversione della
materia in energia e di quest’ultima in materia.
Tra scienza e religione non vi è
incompatibilità, esse sono su due diversi piani di osservazione;
così nei Vangeli canonici risulta che fu usato un panno per
avvolgere il capo e un lenzuolo o delle bende per avvolgere il
corpo; mentre la Sindone presenta l’impronta di un corpo completo.
Tale (apparente) contraddizione non
vanifica la veridicità né dei Vangeli né della Sindone; semmai
corrobora l’attendibilità che nei Vangeli si ricorre ad un
linguaggio simbolico.
La Sindone non è un oggetto, ed è
molto più di un prezioso documento. Essa è un Evento accaduto
duemila anni fa, ancora in atto, e non ancora compreso: un ologramma
quantico il cui autore rimarrà sconosciuto fin quando l’umanità non
smetterà di occuparsi dell’oggetto (l’impronta) e si rivolgerà al
soggetto.
Non serve guardare la stampella di un
ex voto per credere ai miracoli, così come non serve una reliquia
eccellente, seppur sicuramente autentica, per credere in Cristo.
La fede è tutt’altra cosa.
L’uomo è giustificato mediante la
fede,
senza le opere della legge […] Perciò
l’eredità è per fede, affinché sia
per grazia
Romani 3:28, 4:16 |