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Carne rossa e cancro al colon: nuove evidenze

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30 maggio 2011
Un nuovo studio conferma la pericolosità della carne rossa e lavorata nell’incremento del rischio di contrarre il cancro al colon e parallelamente una sempre maggiore evidenza che i cibi ricchi di fibre contribuiscono a ridurne l’incidenza.

Lo studio, pubblicato dal World Cancer Research Fund, ha esaminato la relazione tra il rischio di ammalarsi di cancro al colon-retto e la triade dieta, attività fisica e peso corporeo.

I risultati sono che il 45% dei casi di cancro al colon-retto, potrebbe essere evitata se i pazienti avessero consumato più fibre vegetali, meno carne e alcol, fossero fisicamente più attivi e avessero mantenuto un peso forma accettabile.

Nei soli Stati Uniti questo avrebbe significato 64.000 casi in meno nell’ultimo anno.

I nuovi dati, derivanti da 10 nuovi studi, si sommano e integrano ai 14 studi già pubblicati nel 2007.

Da questi 24 studi, si evince che sia la carne rossa, che le carni lavorate, aumentano considerveolmente il rischio di cancro al colon.

Il WCRF/AICR raccomanda che il consumo di carne rossa sia limitato al massimo a 500 g a settimana, l’equivalente di 5 o 6 porzioni medie di carne di vitello, pecora o maiale. Si raccomanda inoltre di evitare totalmente le carni lavorate.

I dati sono chiari: consumare 140 gr al giorno di carne rossa, porta a un aumento del rischio del 17% rispetto a non consumarne. Raddoppiando la quantità a 280 gr giornalieri, il rischio aumenta al 34%.

E’ invece confermato un rischio molto ridotto per chi consuma meno di 70 gr giornalieri.

Il rischio però sale esponenzialmente se invece della carne rossa consideriamo le carni lavorate, tra le quali citiamo gli insaccati, i prosciutti, la pancetta.

Consumare 140 gr al giorno di carni lavorate, porta a un incremento del rischio del 36% rispetto al consumare carne non lavorata. E come per la carne rossa, il rischio cresce parallelamente all’incremento del consumo.

“Ciò che abbiamo appurato, è una forte indicazione che moltissimi casi di cancro all’intestino  non sono inevitabili, e che le persone sono in grado di ridurre significativamente il rischio, modificando la dieta e lo stile di vita”, afferma Alan Jackson, Presidente del World Cancer Research Fund.

Negli anni passati c’è stato un acceso dibattito, non tanto sull’evidenza già ampiamente dimostrata in passato, che la carne rossa possa esere un fattore di rischio, ma piuttosto su quanto sia marcato questo fattore di rischio.

Auspichiamo che il nostro studio possa fare chiarezza ed essere accettato, grazie alle chiare evidenze che ne risultano“, spiega il dott. Jackson.

“Proprio perché il nostro giudizio finale è basato su più dati rispetto a quanto fatto prima, possiamo rassicurare il pubblico che la via indicata è sicuramente la migliore per la prevenzione del tumore all’intestino

Il messaggio è chiaro; la carne rossa, soprattutto le carni lavorate, aumentano il rischio di cancro al colon e la primissima cosa da fare  è di ridurre la quantità di questo tipo di carne nell’alimentazione.

E’ comunque scontato, che non basta pubblicare ricerche come questa per ottenere degli effetti su grande scala.

Chi dovrebbe essere educato in tal senso, nel consigliare una dieta a basso contenuto proteico, dovrebbero essere innanzitutto i medici di base, i quali dovrebbero enfatizzare questo aspetto, quotidianemente, nei colloqui con i loro pazienti.

E soprattutto i medici, dovrebbero far leva anche su altre correlazioni legate alla diminuzione del consumo di carne.

E’ accertato, che se si riduce il rischio di ammalarsi di una patologia, si riducono contemporaneamente anche i livelli di rischio per altre patologie croniche, quali per esempio  il diabete.

E’ risaputo che i medici di base non hanno molto tempo da dedicare ai pazienti, ma in tal caso si possono far entrare in campo altre figure professionali, quali i dietisti, o i naturopati, che possono, in collaborazione con il medico, consigliare i pazienti nell’ambito delle loro competenze.

Le raccomandazioni finali sono le seguenti: una dieta basata sui vegetali, che includa cibi ricchi di fibre, quali semi integrali, frutta, verdura, e legumi.

Nonostante il largo pubblico sia spesso disorientato da notizie che si susseguono giornalmente, riguardanti questo o quell’alimento a cui si conferiscono proprietà di prevenire o favorire l’insorgenza dei tumori, possiamo senza ombra di dubbio affermare che questo studio, conferma e avvalora ulteriormente l’evidenza.

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Fonte: http://www.medscape.com/viewarticle/743597

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