Pensare al cibo che si mangerà ne riduce il consumo.
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Pensare al cibo che si mangerà ne riduce il consumo effettivo.
Smaniate per mangiare il vostro piatto preferito, ma dovete perdere peso ?
Non trattenete l’immaginazione, e visualizzatevi dettagliatamente nell’atto di farlo, fino all’ultima briciola.
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Un nuovo studio dei ricercatori della Carnegie Mellon University, pubblicato su “Science“, sembra indicare che, immaginare mentalmente di mangiare un certo cibo, ne riduce il successivo consumo effettivo.
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Lo studio si è svolto nel seguente modo. Ai partecipanti, veniva comunicato che lo studio avrebbe interessato, genericamente, le capacità di visualizzazione e di percezione, omettendo appositamente qualsiasi riferimento al cibo.
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Ai soggetti veniva proposto di visualizzarsi mentalmente nell’atto di prelevare e mangiare un certo numero di cubetti di formaggio oppure di caramelle.
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Successivamente, nella seconda fase, agli stessi soggetti, veniva offerto un contenitore contenente formaggio o caramelle, chiedendo di assaggiarne secondo volontà.
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I risultati sono stati i seguenti.
Aumentando la quantità di cibo visualizzata, decresceva mediamente la quantità di cibo volontariamente mangiata dai soggetti, i quali ovviamente non sapevano che si stesse misurando questa correlazione. E’ inoltre da sottolineare che durante la fase di visualizzazione mentale non sono mai state date suggestioni o suggerimenti volti a far immaginare la gustosità dei cibi.
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Coloro che avevano visualizzato per esempio 30 cubetti di formaggio, tendevano a mangiarne molto meno nella fase successiva.
Le conclusioni provvisorie a cui sono giunti gli sperimentatori, sono state che, probabilmente, il fatto di immaginare mentalmente di mangiare un cibo in quantità, porta il soggetto a una sorta di appagamento o forse di auto-limitazione nel momento in cui ci si trova di fronte il cibo reale.
Probabilmente si tratta di un meccanismo di sazietà che inizia già nella fase mentale, ipotizzano i ricercatori. E’ infatti normale che la decima fetta di torta sia meno appetibile o desiderata della prima. Probabilmente anche se la prima è stata solo immaginata.
Sul consigliare pratiche del genere ad altri tipi di sostanze, per esempio quelle che creano dipendenze, i ricercatori della Carnegie Mellon University si dichiarano molto cauti.
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“Il fumo e le sostanze psicotrope generano dinamiche psicologiche molto più complesse, per cui non abbiamo la minima idea di come approcciarci ad esse secondo questa metodica. Quindi ci sentiamo di sconsigliare i fumatori ad utilizzare autonomamente sistemi similari per fumare di meno“
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Il Prof. Morewedge, ricorda che esistono innumerevoli altri studi su soggetti simili, svolti anche tramite l’ipnosi, che coinvolgono le capacità cognitive e le pongono in rapporto con la quantità di cibo assunto da un individuo.
E’ per esempio stato comprovato che, il dimenticare il cibo mangiato in un pasto, induce un soggetto a mangiarne molto di più in un pasto successivo ravvicinato.
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Oppure che, manipolando artificialmente la quantità apparente di cibo contenuto in una scodella, in modo che questo sembri molto meno di quanto in realtà è, il soggetto viene indotto a mangiare tre o quattro volte la quantità abituale.
E spingendosi in altri ambiti, ricorda sempre il Prof. Morewedge, è risaputo che immaginare di eseguire degli esercizi fisici porta a progressi reali, misurabili in termini di prestazioni sportive e incremento di massa muscolare.
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fonte:
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