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La tosse, non una malattia bensì un sintomo

 

 

 

Di Giada Peirani

Iniziamo col premettere che la tosse non mai una malattia bensì un sintomo che compare ogni volta che le mucose delle vie respiratorie vengono infiammate o semplicemente irritate.

Secondo i principi naturopatici un rimedio per la tosse non va valutato come soppressivo poiché la tosse è un riflesso naturale protettivo, un meccanismo di difesa che il nostro corpo mette in atto, inoltre sopprimerlo può avere delle conseguenze deleterie, potrebbe addirittura nascondere l’insorgere di malattie gravi. La cura, come sempre, va comunque ricercata nella causa. Ma con semplici rimedi naturali è possibile aiutare il corpo a sedare l’infiammazione delle vie respiratorie o a favorire ad espettorare il muco, in modo da metterlo nelle condizioni ottimali per reagire da solo.

La tosse può avere caratteristiche diverse di volta in volta, e grazie a questa particolarità si può risalire grosso modo alla sua causa. Una tosse rauca è causata dall’infiammazione delle prime vie aeree, è tipica della laringite. Una tosse abbaiante interessa anch’essa le prime vie aeree ed indica una laringo – tracheite. Una tosse fa pensare ad un deperimento organico e lesioni delle corde vocali. Una tosse secca più essere sintomo di bronchite, se con espettorato oleoso, mucoso, poi giallastro. Una tosse umida o grassa è tipica di una bronchite secretiva. Una tosse breve e secca ma senza espettorato, un raffreddore o mal di gola. Una tosse secca insistente, con espettorato inizialmente assente, laringite acuta. Una tosse stizzosa, con espettorato tenace e rugginoso, può far presagire una polmonite. Un tosse convulsa, con infruttuosi tentativi di staccare il muco, indica un possibile asma bronchiale.

I primi rimedi sono semplici e tutti possono metterli in pratica. Sospendere di fumare per il periodo di decorrenza della tosse, o quanto meno evitare di fumare in ambienti chiusi e nell’auto. Mantenere l’ambiente, in cui si trascorre il maggior tempo e la notte, con un umidità intorno al 40-60%, tramite le classiche vaschette d’acqua sul calorifero oppure usando umidificatori che si trovano facilmente in vendita in negozi o farmacie. L’acqua può essere arricchita con alcune gocce di olio essenziale che possono facilitare ancora di più una buona respirazione, le essenze maggiormente indicate sono eucalipto, timo, incenso e pino.

 

Sciroppo di rapa

Disporre in una terrina strati alterni di fette di rapa e zucchero. Nel giro di qualche ora si sarà formato un abbondante sciroppo. Si assume a cucchiaini da caffè, meglio al mattino. È sconsigliabile ai malati di reni e a chi soffre di acidità di stomaco.

Tisana composta

20gr. di Malva, 20 gr. di Salvia, 20 gr. di Viola mammola. Porre due cucchiai in ½ lt. d’acqua bollente, lasciare in infusione per 20 minuti. Addolcire con miele, aggiungere una scorza di limone. Berne per 3 – 4 volte al giorno

 

Unguento

Unire 20gr. di olio di rosmarino, 20 gr. di olio di lino, 5 gr. di essenza di eucalipto. Frizionare il petto.

 

Papavero rosso (Papaver rhoesas)

Preparare un infuso di 5gr. di petali di papavero rosso in una tazza da tè di acqua, lasciare in infusione coperto per circa 10 minuti. Bere addolcito con il miele.

 

La salutogenesi nella gravidanza

 

 

 

Di Giada Peirani

 

La salutogenesi è un nuovo concetto di salute che si occupa di studiare le fonti della salute fisica, psichica e spirituale. Si propone come obiettivo di diffondere nella società la coscienza verso le cause della salute e della guarigione individuale e sociale.

La gravidanza è un evento naturale che ogni donna vive, e a cui reagisce, in modo differente. Durante questo periodo la donna ha bisogno di cure sane e naturali poiché per nove mesi sarà soggetta a cambiamenti psichici e fisici. Il benessere del nascituro è strettamente legato allo stato di salute della madre e dipenderà da tutti gli avvenimenti correlati alla gravidanza.

È importante che durante la gestazione la futura madre controlli ogni mese due fattori molto importanti, preziosi e fondamentali, per la sicurezza del nascituro: la pressione arteriosa e il controllo dell’albumina.

Durante i nove mesi la pressione arteriosa fisiologica tende ad abbassarsi, ma questo non comporta particolari problemi. È invece la pressione alta che deve essere attentamente monitorata, soprattutto dopo il quarto mese, perché un suo innalzamento può mettere a rischio la salute di mamma e bebè.

La gravidanza produce una quantità di materiale tossico superiore alla capacità di eliminazione dei reni, essi possono quindi subire delle alterazioni. Un segno che rivela precocemente l’alterazione renale è la presenza nelle urine di albumina. Tradizionalmente la cura era soprattutto igienica, il medico prescriveva: riposo assoluto, ambiente caldo, dieta lattea; nei casi lievi al latte si aggiungeva del riso e permetteva l’alimentazione con verdura cotta. Erano assolutamente vietate bevande alcoliche, spezie, alimenti piccanti, salumi, conserve. Questi cibi andrebbero comunque limitati o evitati.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato, che il fabbisogno alimentare per la gestazione è maggiore si solo un decimo della quantità ordinariamente consumata, l’organismo infatti utilizza al meglio tutte le sostanze, potrebbe benissimo essere sufficiente anche la nutrizione comune. Questo porta a sfatare la credenza che occorre mangiare per due.

La migliore alimentazione è quella semplice di qualità e quantità. I cibi più adatti sono quelli che, senza danneggiare, apportano all’organismo vitamine, fosforo, calcio e ferro. Sono perciò consigliabili verdure, fresche e cotte, come carote, cavoli, spinaci. Da non dimenticare è la frutta da consumare sia fresca che cotta. I grassi, invece, non devono essere consumati in grande quantità, ma l’olio d’oliva crudo è utilissimo. L’uso del sale da cucina va limitato, in particolare negli ultimi due o tre mesi il consumo va ridotto al minimo.

Se durante la gravidanza si soffre di nausee e vomiti, cosa abbastanza comune, si può aiutare molto la situazione dividendo i pasti principali in piccoli pasti, ogni due o tre ore, sopprimendo i liquidi durante i pasti. Può essere utile un riposino dopo ogni pasto. Si può trovare giovamento anche nel masticare piccoli pezzetti di zenzero disidratato.

Durante la gravidanza sarebbe utile usare costantemente una tisana fatta con i fiori di Tiglio. Il Tiglio favorisce validi apporti vitali all’apparato respiratorio, al sistema nervoso e al sistema circolatorio, che sono i tre sistemi a cui sono richiesti i maggiori sforzi nel periodo della gestazione.

Il regolare funzionamento dell’intestino deve attirare la particolare attenzione della gravida. Quando le evacuazioni non si compiono regolarmente, la stasi fecale agevola la moltiplicazione dei microbi sovraccaricando il lavoro degli organi deputati allo smaltimento delle tossine. Si può ovviare a questo inconveniente con il moto all’aperto, regolarità dei pasti, cercando di svuotare regolarmente tutti i giorni alla stessa ora l’intestino. Possono agevolare bene le prugne secche fatte rammollare nell’acqua durante la notte. Un’altra possibilità è cuocere in una ciotola di latte tre o quattro fichi tagliati in quattro con una dozzina d’acini di uva passa; consumare il tutto al mattino a digiuno. È comunque utile l’olio d’oliva nella quantità di uno o due cucchiai al giorno.

Con il passare del tempo le donne vedono il proprio corpo modificarsi e possono avere origine le temute smagliature. Come prevenzione può essere utile spalmare degli olii, soprattutto su ventre e seno, che aiuteranno a mantenere la pelle elastica. I più indicati possono essere l’oleolito di Iperico, l’olio di mandorle dolci o l’olio di geme di grano. Volendo avere un effetto sinergico si posso aggiungere alcune gocce di olio essenziale, tra le fragranze più adatte troviamo rosa, lavanda, camomilla utili per addolcire la pelle e il cipresso per favorire la micro circolazione.

Concludendo la gestazione è un evento naturale e straordinario. La madre dovrebbe sempre tenere presente che è lei l’unica in grado di sentire i propri cambiamenti  sia psichici che fisici. Quindi oltre alle cure naturali dovrebbe lasciare largo spazio all’istinto assecondando ciò che il suo corpo le chiede.

 

Biografia:

Valerio Sanfo – Angela Gibello, Curarsi con le erbe che tutti conoscono, torino, 2008

Prof. Dott. S. di Francesco, Igiene della maternità,  ulrico hoepli, editore milano, 1940.

Naturalismo in naturopatia

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Nel naturalismo, prevale l’osservazione che, successivamente, conduce alla sperimentazione. Ogni agire è un esperimento; nel quale il curatore è consapevole di trovarsi di fronte ad un soggetto unico nel suo genere.

Si potrebbe dire che nel naturalismo si rintraccia una “scienza dell’osservazione“, attenta, meticolosa, ponendo la natura stessa, anche quella umana, alla base di ogni agire terapeutico.

Una “scienza naturale” che solo nel sentiero della natura (naturopatia) può espletarsi il maniera completa e assoluta. Il naturalismo rigetta la falsità, essendo la natura priva di tale difetto.

La scienza tende ad intessere formule che se pur teoricamente valide, non sono applicabili nel contesto della vita; le stesse sperimentazioni sono false, essendo fatte in laboratori chimici e non in vivo nella natura.

Nel naturalismo ciò che conta è la ricerca della verità, senza finzioni e romanzesche ipotesi scientifiche.

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Valerio SANFO

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Che cosè l’Omeopatia

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di Tiziana Giacometti

L’omeopatia è un sistema terapeutico i cui principi sono stati formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann alla fine del diciottesimo secolo, seguendo il “principio di similitudine del farmaco” enunciato dallo stesso Hahnemann e per il quale il rimedio appropriato per una determinata affezione è dato da quella sostanza che, in una persona sana, indurrebbe sintomi simili.

"Similia similibus curantur" Il simile si cura con il simile, il principio base dell'Omeopatia ed il motto di Samuel Hahneman, suo fondatore.


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Omeopatia: a curare non è la sostanza ma l’energia

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Commento di Valerio Sanfo, pubblicato su “Il Canavese” del 4 Gennaio 2012,
alla notizia di denuncia di un 50enne di Ciriè (To), che visitava pazienti e prescriveva farmaci omeopatici senza possedere la laurea in Medicina.

di Tiziana Giacometti

L’omeopata deve avere, nei confronti del paziente, un approccio personalizzato e olistico, ossia che considera un fenomeno nella sua complessità vedendolo nell’insieme e non nelle singole parti. Per far ciò diventa indispensabile sviluppare delle ottime capacità di osservazione, comunicazione e comprensione.

Nella determinazione della diagnosi è richiesta molta attenzione ai sintomi del paziente, per questo l’omeopata ha bisogno di molti elementi per individuare la tipologia del malato e per rilevare quegli aspetti che possono influenzare la predisposizione ad ammalarsi o a guarire.



Valerio Sanfo Presidente A.E.ME.TRA.Ma non basta: serve essere laureati in medicina. “E questa, dal mio punto di vista è un’assurdità – sottolinea il dottor Valerio Sanfo, Presidente dell’A.E.ME.TRA., Associazione Europea di Medicine Tradizionali che opera a Torino in via Pinelli 95/d


Soprattutto per quanto riguarda l’omeopatia, perché i rimedi somministrati, con una diluizione che supera il Numero di Avogrado, sono pressochè “acqua”. E proprio per questo funzionano, perché a curare non sono le sostanze utilizzate, ma la loro energia, l’idea.

Un discorso complesso, che non è semplice da comprendere, soprattutto per chi è abituato a pensare: “Ho mal di testa: prendo una pastiglia per farlo passare” – continua il dottor Sanfo, sociologo, pedagogista ed erborista, tra i primi in Italia, dal 1975, ad occuparsi di metodiche terapeutiche complementari, tanto da essere considerato tra gli antesignani nazionali – Come se esistesse una “bacchetta magica” per ogni fastidio, senza rendersi conto che ogni sintomo, è un messaggio prezioso che il nostro corpo ci invia, per ricordarci che stiamo facendo qualche cosa di sbagliato, contro Natura.

Qualcosa non da “reprimere” utilizzando i farmaci, che siano chimici, omeopatici o fitoterapici, ma da riequilibrare, andando a correggere le cause iniziali che lo hanno generato.

In Italia non esistono corsi universitari che preparino alla professione di omeopata; esistono invece corsi organizzati dascuole private, che variano molto nella durata e nell’efficacia formativa.  Tuttavia l’omeopatia è un “atto medico” e come tale deve essere praticata solo da chi ha conseguito una laurea in Medicina e chirurgia.

“Questa è la Legge – conclude Valerio Sanfo, che è anche Presidente della FENNAP, Federazione Nazionale Naturopati Professionali e del CO.N.DI.B. Coordinamento Nazionale per le Discipline Bio-naturali – Tuttavia, però, continuano ad esserci scuole che formano in Omeopatia persone che non hanno la laurea in medicina e che quindi, non possono operare professionalmente”.

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Inaugurato l’inizio dei corsi di Naturopatia presso la sede di Ravenna

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Sabato 29 e domenica 30, si è inaugurato, con il corso di Etnomedicina, l’inizio dei corsi di Naturopatia dell’Università Popolare A.E.ME.TRA. presso la sede di Ravenna.

Al dott. Valerio Sanfo, Presidente dell’A.E.ME.TRA., il compito di tenere la coinvolgente lezione agli allievi del primo anno

Un ringraziamento al Dott. Giovanni Santoro Presidente dell’Università Popolare A.E.ME.TRA. della regione Emilia Romagna.




Il dott. Valerio Sanfo, Presidente Nazionale dell'Università A.E.ME.TRA., durante la lezione agli allievi della sede A.E.ME.TRA. di Ravenna


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Presentato il Polo Formativo per le Medicine non convenzionali e le Discipline del benessere

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PRESENTATO IL POLO FORMATIVO PER LE MEDICINE NON CONVENZIONALI E LE DISCIPLINE DEL BENESSERE

Presentato alla Conferenza Stampa tenuta al CONFARTIGIANATO di Benevento, alla presenza dei Responsabili dei tre Enti costituenti il Polo Formativo.


Presso la sala convegni della Confartigianato, è stato presentato il Polo Formativo per le Medicine non Convenzionali e le Discipline del Benessere, frutto del partenariato tra l’Ospedale Sacro Cuore di Gesu Fatebenefratelli, l’Università Popolare A.E.ME.TRA. e la Confartigianato di Benevento. Sono intervenuti il Presidente Regionale Confartigianato dott. Antonio Campese, il Presidente dell’Università Popolare A.E.ME.TRA. e del Coordinamento Nazionale delle Discipline bionaturali dott. Valerio Sanfo e la Responsabile del reparto di Dermatologia e Medicina Estetica dell’Ospedale Fate Bene Fratelli di Benevento e Responsabile Scientifico del Polo Formativo dott.ssa Antonia Galluccio.

Il neo-costituito Polo Formativo non si pone esclusivamente l’obiettivo di formare medici e operatori del settore e coloro che intendono avviarsi alla professione di Operatore del Benessere, bensì anche di diffondere e promuovere un atteggiamento di tipo salutistico orientato verso le questioni dell’interdipendenza mente-corpo per ottenere lo sviluppo di una mentalità salutistica. Un polo formativo, primo in Italia, che propone l’introduzione all’educazione alla salute, oltre che la cura, inglobando quelle discipline del benessere atte a prospettare una responsabilità in primis dello stesso paziente. I Corsi sono destinati a medici, personale sanitario, fisioterapisti, imprenditori del benessere, estetiste, fisiatri.

Il neo-costituito Polo Formativo non si pone esclusivamente l’obbiettivo di formare ed addestrare medici ed operatori del settore e coloro che intendono avviarsi alla professione di Operatore del Benessere, bensì anche di diffondere e promuovere un atteggiamento di tipo salutistico orientato verso le questioni dell’interdipendenza mente-corpo per ottenere lo sviluppo di una “mentalità salutistica” quindi di proporre una matrice culturale per l’adozione di comportamenti salutari da parte degli individui. È in atto una trasformazione scientifica e medica che sta caratterizzando i sistemi occidentali a seguito della massiccia diffusione delle Medicine non Convenzionali, complementari e discipline del benessere. Sono pratiche basate su altri principi metodologici.

Nelle Discipline Bionaturali si interviene educando alla salute, e, il connubio con un ente sanitario, l’Ospedale Fate bene fratelli, si presenta come un binomio salute-malattia nel quale l’assistito viene guidato nel passaggio dal “sofferente” al “salutare”. Un polo formativo, primo in Italia, che propone l’introduzione all’educazione alla salute, oltre che la cura, inglobando quelle discipline del benessere atte a prospettare una responsabilità in primis dello stesso paziente. La figura dell’operatore del benessere deve essere considerata come quella di un operatore culturale, portatore di innovazioni nello stile di vita dell’utente, per una crescita personale con gli interlocutori. L’operatore ricorre alle modalità complementari di assistenza come: rilassamento, visualizzazione guidata, biofeedback, massaggi e altre attività su base energetica. Abbiamo programmato numerosi corsi didattici di formazione teorico-pratica triennale quali Operatore Ayurvedico e Reflessologia del piede, e su numerose altre discipline del benessere. In particolare è stato dato spazio alle competenze dell’Operatore Ayurvedico, quale figura che può collaborare con il medico se si tratta di patologie, oppure può operare al di fuori dal sanitario quando i trattamenti sono rivolti al benessere, alla promozione e alla tutela della salute. Leggi il resto di questo articolo »

Presentata nuova legge sulle Discipline Bio-naturali

 

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PRESENTATA IN ANTEPRIMA ASSOLUTA LA NUOVA LEGGE SULLE DISCIPLINE BIO-NATURALI DURANTE IL CONVEGNO DELL’A.E.ME.TRA. di SABATO 8 OTTOBRE

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Grande sorpresa durante il Convegno “Medicina Olistica” dell’Università Popolare A.E.ME.TRA., svoltosi con grande successo di pubblico Sabato 8 Ottobre a Torino.

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Il Consigliere regionale Antonello Angeleri, intervenuto in rappresentanza della Regione Piemonte, ha consegnato pubblicamente, al Presidente di A.E.ME.TRA., Dott. Valerio Sanfo, il testo della nuova legge regionale in materia di Discipline Bio-naturali, presentata in data 07 ottobre 2011.

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Proposta di legge Dbn Regione Piemonte – ottobre 2011

Relazione Proposta di Legge Angeleri ottobre 2011

Comunicato Stampa 08 ottobre 2011

Galleria Foto





Proposta di legge Regionale sulla regolamentazione della Naturopatia

Articolo uscito su “LA STAMPA” di Domenica 9 Ottobre 2011

nella foto: Antonello Angeleri e Valerio Sanfo

 

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Dieta ferrea per bloccare il diabete


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Dieta ferrea per bloccare il diabete

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Un team dell’Università di Newcastle ha scoperto che il diabete di Tipo 2 può essere bloccato tramite una dieta ipocalorica.
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Il diabete di tipo 2, detto anche diabete mellito, è una patologia in crescita vertiginosa nei paesi occidentali, ed è causata da un eccesso di glucosio nel sangue.
In un test clinico su 11 soggetti, finanziato da Diabetes UK, tutti i soggetti hanno eliminato il diabete tagliando drasticamente la quantità di cibo ingerito fino a raggiungere la quota di 600 calorie giornaliere per un periodo di 2 mesi.
E 3 mesi dopo, in 7 di loro non si sono più ripresentati sintomi del diabete.
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Il Prof. Roy Taylor, dell’Università di Newcastle, che ha guidato lo studio, afferma :
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“Liberare delle persone dal diabete dopo anni in quelle condizioni è stato eccezionale, e tutto con una dieta di otto settimane”.
“E’ un radicale passo avanti nella comprensione del diabete di tipo2. Questo cambierà il modo di approcciarsi e di spiegare la propria condizione alle persone a cui verrà diagnosticato il diabete in futuro.”
“In precedenza si credeva che chi aveva il diabete di Tipo2 l’avrebbe avuto per sempre, e tendenzialmente sarebbe peggiorato, ma noi abbiano dimostrato che la condizione è invece perfettamente reversibile”.
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La ricerca, pubblicata dall’American Diabetes Association, è destinata a modificare radicalmente il nostro modo di intendere il diabete.
Si dimostra che le persone sottoposte a una dieta strettamente ipo-calorica, possono rimuovere i grassi che impediscono al pancreas di secernere la giusta dose di insulina.
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Il colore rosso aumenta la velocità e la forza


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Che collegamento intercorre tra la velocità, la forza e il colore rosso ?

Un nuovo studio pubblicato nella rivista “Emotion”, dimostra che la visione del colore rosso aumenta la velocità di reazione e la forza muscolare anche di soggetti inconsapevoli di questo.

Il colore rosso stimola le reazioni fisiche perchè è un segnale di pericolo“, spiega l’autore dello studio, Andrew Elliot, Docente di Psicologia all’Università di Rochester e stimato ricercatore di Psicologia del colore.

L’uomo diventa rosso quando si prepara a attaccare, quando è adirato, e questo comportamento è codificato per essere riconosciuto visivamente in modo automatico.

Ma l’effetto del rosso è breve ed è un’arma a doppio taglio.

Il rosso aiuta a mobilitare risorse maggiori, ma a lungo termine provoca distrazione, preoccupazione, ansietà e depauperamento delle energie mentali.

In ricerche precedenti, era stato dimostrato che l’esposizione al rosso è controproducente per gli atleti di sport che richiedono coordinazione; soprattutto se il rosso è l’abbigliamento degli avversari, gli sportivi tendevano a perdere contro di essi e gli studenti sottoposti al rosso durante un test, tendevano a ottenere risultati peggiori.

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Progetto Genoma: il fallimento taciuto

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Nel decimo anniversario del Progetto Genoma, in molti si chiedono:
dove sono le terapie annunciate ?

Il Progetto Genoma Umano, i cui risultati furono annunciati a giugno del 2000 e pubblicati integralmente 10 anni fa, sono costati 13 anni e 3 miliardi di dollari per essere completati.

Nel mondo della biologia, si è trattato di un lavoro senza precedenti per dimensioni e rilevanza: sono state sequenziate 3 miliardi di unità di DNA umano.

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Solstizio d’estate, la ricetta del "magico" nocino

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Vi offriamo la ricetta tradizionale del liquore Nocino :

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  • 7 noci immature tagliate in 4 parti e 7 foglie di noce
  • 300 gr di Alcol a 90°
  • 150 gr di Vino bianco secco
  • 7 Chiodi di garofano
  • un pezzettino di Cannella

La tradizione vuole che le noci e le foglie, vengano raccolte il giorno del Solstizio d’estate (21 Giugno), oppure il 24 Giugno, festa di San Giovanni.

Lasciare il tutto a macero per 30 giorni, colare e aggiungere lo sciroppo ottenuto da 150 gr d’acqua, nella quale si fa sciogliere a fuoco lento 150 gr di zucchero.

Attendere almeno un mese prima di assaporarlo.

Proprietà: viene considerato una panacea per tutti i disturbi

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Il disastro ecologico degli allevamenti industriali

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Gli allevamenti intensivi americani producono più di 100 volte i rifiuti organici prodotti dagli abitanti degli Stati Uniti messi insieme.
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Essi rappresentano un serio pericolo per l’ambiente; delle vere e proprie bombe chimiche a orologeria.
In passato, una mandria di bovini, disperdeva le proprie deiezioni in un raggio molto ampio di terreno, proporzionale come estensione al cibo ingerito, e questo non causava problemi rilevanti.
Semplicemente la mandria si spostava e fertilizzava il terreno che lasciava alle spalle, in attesa che il foraggio ricrescesse.
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Tralasciando il problema dell’inquinamento batteriologico, pressante soprattutto per gli stabilimenti dove si allevano piccoli animali quali galline e conigli, e che induce gli allevatori a utilizzare massicce dosi di antibiotici, come è possibile invece, gestire i liquami derivanti da 1000, 5000 o addirittura 15000 o più grossi animali stipati insieme in enormi capannoni ?
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Carne rossa e cancro al colon: nuove evidenze

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30 maggio 2011
Un nuovo studio conferma la pericolosità della carne rossa e lavorata nell’incremento del rischio di contrarre il cancro al colon e parallelamente una sempre maggiore evidenza che i cibi ricchi di fibre contribuiscono a ridurne l’incidenza.

Lo studio, pubblicato dal World Cancer Research Fund, ha esaminato la relazione tra il rischio di ammalarsi di cancro al colon-retto e la triade dieta, attività fisica e peso corporeo.

I risultati sono che il 45% dei casi di cancro al colon-retto, potrebbe essere evitata se i pazienti avessero consumato più fibre vegetali, meno carne e alcol, fossero fisicamente più attivi e avessero mantenuto un peso forma accettabile.

Nei soli Stati Uniti questo avrebbe significato 64.000 casi in meno nell’ultimo anno.

I nuovi dati, derivanti da 10 nuovi studi, si sommano e integrano ai 14 studi già pubblicati nel 2007.

Da questi 24 studi, si evince che sia la carne rossa, che le carni lavorate, aumentano considerveolmente il rischio di cancro al colon. Leggi il resto di questo articolo »

Una mela al giorno…

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Una mela al giorno…continua a togliere il medico di torno.

Sembrerà un vecchio luogo comune, ma mangiare una mela al giorno sembra essere un toccasana anche per gli scienziati della Florida State University.

Uno studio presentato ad Aprile 2011 in occasione dell’annuale Congresso della Federazione Nazionale delle Società di Biologia Sperimentale, ha evidenziato che anche il solo consumo di mele essiccate, in donne adulte, ha portato ad una diminuzione delle lipo-proteine presenti nell’organismo, altrimenti conosciute come “colesterolo cattivo”.

E nonostante un apporto calorico extra di 240 calorie giornaliere, non si è riscontrato nessun incremento di peso nei soggetti del test.

La presenza di vitamine, sali minerali e antiossidanti, contenuti nel frutto, è tale da garantire un quotidiano apporto benefico ad ogni età, concludono i ricercatori.

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Fonte:

http://www.betterhealthresearch.com

Integratori di Calcio: inutili e pericolosi

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L’assunzione regolare di integratori di Calcio per prevenire l’osteoporosi, potrebbe  causare molti più attacchi di cuore rispetto alle fratture ossee che (non) prevengono.

Una nuova ricerca, pubblicata dal British Medical Journal, suggerisce che gli integratori contenenti Calcio, comunemente assunti da soggetti anziani per cercare di ridurre gli effetti dell’osteoporosi, potrebbero aumentare l’incidenza di eventi cardiovascolari, quali attacchi di cuore e infarti, fino al 30%.

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Il Calcio

A discapito dell’enorme diffusione dei supplementi nutrizionali contenenti Calcio, è dimostrata una loro azione assolutamente marginale nella riduzione dell’incidenza dell’osteoporosi e del rischio di fratture ossee. Questo perchè, a fronte di un limitato aumento della densità ossea, la fragilità dell’osso stesso non viene diminuita.

La ricerca, basata sull’analisi di quindici studi randomizzati condotti negli ultimi venti anni, ha rilevato una crescita molto significativa di rischi cardiovascolari in soggetti che assumevano integratori di Calcio, a differenza di altri soggetti che assumevano alte quantità di Calcio attraverso il proprio regime alimentare. Leggi il resto di questo articolo »

Il cibo crea dipendenza come una droga

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Uno studio recente identifica, nelle persone con disturbi alimentari, una iperattività delle aree del cervello legate alla dipendenza.

Un terzo degli americani adulti è obeso. E normalmente le diete dimagranti non hanno un effetto duraturo, dal momento che mediamente entro 5 anni il peso perduto viene recuperato e le cattive abitudini ancor prima.

Partendo dall’osservazione di questo meccanismo, dalle caratteristiche facilmente associabili ai disturbi da dipendenza da sostanze, i ricercatori della Yale University, New Haven, Connecticut, hanno esaminato la relazione tra dipendenza da cibo e attività neuronale, misurata tramite apparecchiature di risonanza magnetica.

In particolare il loro lavoro si è concentrato sull’analizzare l’attività cerebrale di un individuo quando sottoposto a stimoli dell’appetito, per esempio suggerendo al soggetto l’imminente somministrazione di bevanda al cioccolato, e utilizzando una bevanda dal sapore neutro come test di controllo.

I soggetti dello studio sono stati 48 giovani donne, la cui forma fisica variava dal magro all’obeso, selezionate da programmi di dimagrimento e mantenimento del peso forma.

Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad un test psicologico preliminare standardizzato, basato su domande scritte, che ha lo scopo di determinare il livello di dipendenza psicologica dal cibo e segnalare preventivamente i disturbi del comportamento alimentare quali la bulimia, l’anoressia e altre turbe di tipo compulsivo.

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Pensare al cibo che si mangerà ne riduce il consumo.

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Pensare al cibo che si mangerà ne riduce il consumo effettivo.

Mangiare con il pensiero
Smaniate per mangiare il vostro piatto preferito, ma dovete perdere peso ?
Non trattenete l’immaginazione, e visualizzatevi dettagliatamente nell’atto di farlo, fino all’ultima briciola.
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Un nuovo studio dei ricercatori della Carnegie Mellon University, pubblicato su “Science“, sembra indicare che, immaginare mentalmente di mangiare un certo cibo, ne riduce il successivo consumo effettivo.
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Lo studio si è svolto nel seguente modo. Ai partecipanti, veniva comunicato che lo studio avrebbe interessato, genericamente, le capacità di visualizzazione e di percezione, omettendo appositamente qualsiasi riferimento al cibo.
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Ai soggetti veniva proposto di visualizzarsi mentalmente nell’atto di prelevare e mangiare un certo numero di cubetti di formaggio oppure di caramelle. Leggi il resto di questo articolo »

Le spezie, non solo condimento



Di Giusi Denzio

Farmacista ospedaliera, esperta in fitochimica, naturopata

Le spezie sono semi, cortecce, radici, che aggiungono sapore ai piatti, permettendo con il loro sapore deciso e caratteristico di cucinare utilizzando poco sale e meno grassi. Come tutti sappiamo, un consumo eccessivo di sale favorisce la ritenzione idrica e rappresenta uno dei fattori di rischio dell’ipertensione, con tutte le patologie che ne conseguono.

Le spezie trovano applicazione in fitoterapia, per la cura di numerose patologie, aiutano ad affrontare i primi caldi, favorendo l’eliminazione di tossine.

CANNELLA

Cinnamomum zeylanicum fam. Lauraceae

Cannella

L’azione sinergica dei principi attivi contenuti nella corteccia  conferisce alla cannella proprietà digestive, aperitive, tonificanti sull’apparato digerente. Da utilizzare in caso di inappetenza digestione difficile, tensione e gonfiore addominale. (Non assumere in presenza di ulcera gastroduodenale). Con l’olio essenziale ( 2 gocce di olio essenziale di cannella in un cucchiaio di olio di mandorle dolci aggiunte alla crema) si possono fare massaggi per riattivare la microcircolazione e rilassare i muscoli.  Da ricordare l’effetto ipoglicemizzante, confermato in recenti studi. In cucina ottima per aromatizzare biscotti e dessert a base di frutta. Leggi il resto di questo articolo »

Clonazione animale. Un flop significativo.

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Dopo 13 anni spesi a cercare di ridurre le disabilità negli animali clonati, una nota azienda neo-zelandese ha messo fine al proprio progetto di clonazione animale, a causa dell’elevatissima percentuale di mortalità.

La AgResearch, con sede in Nuova Zelanda, ha speso più di dieci anni di ricerche e investimenti per perfezionare gli animali clonati da utilizzare nelle sperimentazioni cliniche e nelle ricerche farmacologiche.

Alcuni esempi degli obbiettivi che si prefissava la clonazione?
Bovini che producessero un “super latte“, pecore resistenti all’eczema, pecore gravide che spontaneamente mangiassero cibo in quantità maggiore al normale, proteine speciali da utilizzare in farmaci per l’uomo, e così via.

A febbraio 2011 un comunicato stampa comparso sul sito ufficiale dell’azienda, riportava testualmente:

Solo il 10 % degli animali clonati sono sopravvissuti ai test clinici” e a causa ” delle inutili sofferenze” a cui gli animali sono andati incontro, il progetto di clonazione è stato sospeso.

La maggioranza degli animali è deceduta a causa di aborti spontanei e idrope fetale, che hanno portato alla soppressione della madre e del feto.

Sedici vitelli sono morti nella seconda metà delle gestazione o nel primo periodo di vita.

Altri 10 feti di vitello sono stati soppressi insieme a 14 adulti.

Il resoconto riporta inoltre che gli animali clonati, tra cui cani, pecore e capre, soffrivano di artrite cronica, infezioni polmonari, malattie del sangue, debolezza cronica.

Purtroppo la buona notizia dell’interruzione delle clonazioni è stata subito seguita dalla manifesta intenzione di intensificare gli sforzi in un altro progetto di ricerca, basato sulla tecnologia transgenica.

Tramite l’utilizzo di cellule staminali, si cerca di bypassare i problemi dovuti alla clonazione.

La prima generazione di animali transgenici sembra tuttavai avere lo stesso tasso di mortalità degli animali clonati. Nell’anno passato 2 piccoli di capra e altri 4 animali hanno dovuto essere soppressi per questo motivo.

Ma gli scienziati dell’AgResearch confermano di voler continuare, assicurando che, dalla seconda generazione in avanti, gli animali transgenici non trasmetteranno ai discendenti i medesimi problemi di salute.

Abbiamo solo una speranza, e cioè che , indipendentemente dal successo o dal fallimento di tali iniziative, gli animali non debbano più doffrire in modo così inutile.

Fonte:
http://www.care2.com/causes/animal-welfare/blog/high-animal-death-rates-end-cloning-project/